“L’entità dell’impatto sulle comunità più fragili si decide oggi”, afferma Sandra D’Onofrio, responsabile del servizio di Cooperazione internazionale della Caritas. “Secondo le stime delle Nazioni Unite, eventi estremi collegati a El Niño, un fenomeno climatico ricorrente caratterizzato dal riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico, potrebbero spingere fino a 50 milioni di persone in più verso la fame”.
Le preoccupazioni sono diverse e si sommano alle conseguenze già visibili dei cambiamenti climatici: “Dalle alluvioni in Kenya alla crisi della pesca in Ecuador, fino alla grave siccità in Mozambico. I nostri partner sul territorio stanno già lavorando per prevenire perdite nei raccolti, rincari dei generi alimentari, ed evitare che cresca la malnutrizione, soprattutto di bambine, bambini e famiglie vulnerabili”, prosegue D’Onofrio.
Per ridurre gli effetti di questi eventi e rafforzare la resilienza delle comunità locali, la Caritas sostiene diversi interventi: dalla messa in sicurezza di abitazioni e scuole nelle zone soggette ad alluvioni alla creazione di scorte alimentari, dalla distribuzione di sementi resistenti alla siccità alla formazione agricola per promuovere pratiche innovative e sostenibili. In Kenya, ad esempio, i partner della Caritas hanno creato delle squadre comunitarie chiamate ‘El Niño Response Teams’, ben formate per preparare la popolazione ai rischi climatici e pronte a intervenire in caso di calamità, offrendo un primo soccorso e distribuendo generi alimentari e altri beni essenziali.
“Fenomeni come El Niño continueranno a mettere alla prova la capacità di molte comunità di produrre e procurarsi il cibo necessario”, spiega D’Onofrio. “Per questo è fondamentale investire oggi nella prevenzione e nell’autonomia delle persone, affinché possano proteggere i propri raccolti e le proprie fonti di reddito anche nei periodi più difficili”.
Anche interventi apparentemente piccoli possono avere un impatto concreto. Per molte famiglie rappresentano la possibilità di continuare a coltivare la terra, nutrire i propri figli e costruire un futuro più stabile. “Quando arriva al momento giusto, anche un piccolo intervento può fare la differenza e prevenire situazioni di emergenza alimentare”, conclude D’Onofrio.







